In 4 mesi lo "spread" è salito dell'1,10 per cento
GIANLUIGI DE MARCHI
Nuovo ribasso del costo del denaro da parte della Bce, che si sta attivando per stimolare l'economia, dare fiato alle imprese, sollecitare nuovi investimenti. Ormai siamo scesi a livelli impensabili fino a qualche mese fa: siamo all'1,25%, praticamente i soldi non costano niente.
La nuova manovra ha per obiettivo dichiarato di rianimare l'economia, sulla base del presupposto che il denaro a poco prezzo stimoli gli investimenti delle aziende e i consumi dei privati.
Al momento però non si hanno segni evidenti di ripresa, anzi i dati sono sempre più preoccupanti. Alcuni sostengono che forse la teoria sulla quale si sono basati gli esperti non è più valida in una fase di crisi così grave; può essere, perché questa crisi, come ormai sostengono in molti, è diversa dalle altre ed è unica, quindi le vecchie teorie forse non servono più.
Ma probabilmente la causa è ben diversa, e sta nella mancata trasmissione degli stimoli al ribasso trasmessi dalla Bce alle banche e non trasmessi dalle banche alle imprese.
Detto in soldoni, mentre una banca che vuole farsi prestare soldi dalla banca centrale può farlo a un costo che è la metà dell'anno scorso, un'azienda che vuole farsi prestare i soldi da una banca (se trova qualcuno che glieli presti…) paga praticamente come l'anno scorso.
Se in finanza le sensazioni non valgono (giustamente) nulla, i dati valgono; e quelli pubblicati di recente dall'Ufficio studi della Cgia di Mestre (uno dei più attivi e documentati in materia) fanno riflettere. Il quadro è impressionante e la dice tutta su come il sistema bancario blocchi, nei fatti, le manovre della banca centrale. Ad agosto del 2008 il tasso Euribor (quello che misura il costo del denaro, usato ad esempio per calcolare gli interessi sui mutui) era intorno al 5%, mentre il tasso sui prestiti ad un anno applicati dalle banche alle imprese erano intorno al 6,75%. Un margine a beneficio degli istituti di credito dell'1,75%, che rappresenta un ricarico del 35% sul costo-base.
A fine anno la situazione era radicalmente mutata: l'Euribor era calato al 3,5% (un calo del 30%!), ma il costo per le imprese era sceso al 6,35% (un insignificante -5%). Fatti due conti, il margine è salito dall'1,75% al 2,85% e, fatto ben più grave, l'utile per le banche è balzato dal 30% all'80%!
Se la situazione fosse aggiornata a oggi non sarebbe sostanzialmente diversa, almeno nelle proporzioni.
Appare evidente che chi produce reddito, lavoro e paga le tasse ha oggi enormi problemi senza beneficiare di una riduzione del costo del denaro, mentre chi (a livello di sistema) ha provocato la crisi ed ha imposto ai governi mondiali di coprire le loro magagne ha quasi triplicato i margini di utile!
Si potrebbe pensare che, data la crisi, la cosiddetta qualità del credito sia peggiorata, cioè che il rischio legato ai crediti sia aumentato, giustificando così (almeno in parte) tassi alti.
Ma non è così, perché lo studio della Cgia mette puntualmente in luce come «a fronte di questo livello dei tassi, le quote delle sofferenze (ossia dello stato di insolvenza) delle piccole e medie imprese in Italia verso le banche è in calo, passando da un'incidenza, alla fine del 2007 del 7,4% sui prestiti ricevuti, al 6,3% della fine 2008».
Hai voglia a dare stimoli: ma se le banche beneficiano di un costo del denaro più basso e non trasferiscono il beneficio alle aziende in termini di riduzione dei tassi sui finanziamenti, come se ne uscirà?
martedì 7 aprile 2009
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