sabato 4 aprile 2009

DALLA LETTERA DI GUERRIERO A DIEGO DELLA VALLE


" . . . La tua carne marcirà, come la nostra, divorata dai vermi che se ne fregheranno del tuo conto in banca. In altre parole, puzzerai di morto come noi. Quindi, siccome sulla tua carcassa non cresceranno violette, un po' di umiltà non ti dovrebbe essere gravosa. Chissà com'è, mentre per quasi tutte le persone presenti sembravi un faro, la guida verso il nostro futuro, a me sei sembrato soltanto arrogante e superficiale . . . "
ed ora una trascrizione da una lettera di commento alla trasmissione di Santoro di giovedi scorso, ospite Diego Della Valle, fonte "Il Manifesto" :

Cari compagni,giovedì ad anno zero è andata in onda la condizione “imperitura”, nel senso trascendentale della parola, del lavoratore: quella di dover elemosinare anche il diritto a parlare. L’operaio e lo studente avevano poco tempo e schiacciati da un lato dall’impellenza di dire e dall’altra dalla necessità di chiudere, non potevano che essere concitati inseguendo anelanti le loro idee. Il ragazzo meridionale trapiantato in una fabbrica del nord, non si era presentato con il cappello in mano davanti ai padroni per captatio benevolentiae. Nemmeno quella di Santoro che era evidentemente imbarazzato e pentito della pulsione ad invitare inesperti della comunicazione, anche se di “sinistra”. Quanto è suonato beffardo il paternalismo del padrone di smettere le analisi e passare alle proposte! Da tempo imperituro, qualsiasi proposta dei lavoratori è sempre un’offesa al buon padrone. Anche l’invio di una lettera assolutamente talentuosa, quella di Guerriero Rossi, suona minacciosa a chi riconosce come linguaggio l’unico che conosce, quello del finto confronto tra cicisbei in salotti dove tutto è raffinato: il vestito del sarto, le scarpe fatte a mano, la voce modulata, il gesto ruffiano, la mimica stereotipata e le parole sempre le stesse che hanno perso di significato spacciate per lucide analisi. Canoni di raffinatezza decisi da loro, i padroni e i loro mandanti a tutti i livelli della società, che non potendo essere cafoni come il loro capo, forte dell’immenso potere usurpato, dettano le leggi del confronto “civile” che non nasconde il patto scellerato del gioco delle parti, recitato in parlamento, nei tavoli di confronto, nei salotti tv e nei masmedia. Ma che importa. Il manico del coltello l’hanno loro in mano. Imperituramente. E oggi facciamogli capire che ancora respiriamo e che di conseguenza pensiamo. 04-04-2009 10:47 - maria francesca

DA "IL MANIFESTO" di oggi

Guerriero licenziato in corteo con la Cgil

Oggi sarà a Roma anche lui, lo si potrà trovare dietro lo striscione della Tod's di Comunanza, provincia di Ascoli Piceno.
Ieri, invece, era al suo paese, a Roccafluvione ad aggiustare la lamiera del pollaio danneggiata dal forte vento dei giorni scorsi.
Di cognome si chiama Rossi, come il presidente della provincia Massimo, noto alle cronache per la più importante sperimentazione del bilancio partecipativo, a Grottammare. Lui, però, operaio calzaturiero del più telegenico dei padroni, Diego Della Valle che l'ha licenziato, di nome fa Guerriero. Nomina sunt omina, un destino. Adesso è costretto a combattere per riprendere possesso del suo posto di lavoro dove per anni si è recato ogni giorno, partendo alle 6 dalla sua casa in campagna per farvi ritorno alle 18. E' delegato della Filtea Cgil, politicamente impegnato come l'altro Rossi, Massimo, nel Prc. Non solo è stato licenziato dal re del made in Italy che è poi il suo padrone. In aggiunta la Tod's «ha prontamente informato la Prefettura, la Questura e il comando dei carabinieri dei comuni di competenza, ritenendo l'atteggiamento assunto dal dipendente fortemente minaccioso e di conseguenza pericoloso per la persona coinvolta», ch
e poi sarebbe lo stesso Della Valle.Che ha combinato di così grave il nostro Guerriero? Ha scritto una lettera al suo padrone per ricordargli che esistono i sindacati con cui gli imprenditori dovrebbero contrattare condizioni di lavoro, salari e tutto il resto. Ma l'elegante padrone della Tod's che dalla trasmissione di Santoro regala analisi, consigli e pacche sulle spalle a politici e lavoratori, i sindacati li vede come il fumo negli occhi. Se fosse lombardo direbbe «ghe pensi mi», ma è marchigiano, dichiara poco (salvo in tv) e agisce molto, tra lui e i suoi prestatori d'opera non vuole intrusi. Dopo aver rifiutato qualsiasi confronto con i sindacati ha deciso di «concedere» unilateralmente un premio, o bonus che dir si voglia; l'ha fatto nel 2008 e l'ha rifatto quest'anno pretendendo che tutti i lavoratori andassero da i suoi amministratori a firmare un sorta di «liberatoria» con cui accettavano il «regalo» fatto ad personam dall'imperatore ai suoi vassalli.

Lui, Guerriero, non ha firmato quella lettera e purtroppo è stato l'unico nella sua fabbrica di Comunanza (persino gli altri due Rsu della Cgil hanno ceduto alla fine, così come i due Rsu dell'Ugil e e quello della Uil). «Ogni firma – scrive amareggiato Guerriero - è come un colpo di machete al corpo già martoriato del sindacato». Firme che, come ci raccontano i segretari della Filtea di Ascoli e Fermo, Paola Giovannozzi e Peppe Santarelli, sanno di paura e necessità. E si lamenta, Guerriero, di «un'Italietta da strapazzo fatta di servi, vigliacchi e traditori... e i potenti come te (della Valle, ndr), in questa palude, ci sguazzano».

Guerriero ha contestato nella sua lettera vivace e cruda questo sistema da padre-padrone del suo datore di lavoro, tanto amato nei salotti e nei circoli di centrosinistra che ignorano o preferiscono dimenticare le troppe cause per antisindacalità da cui è stato investito; e nella sua lunga missiva, Guerriero ha avuto l'ardire di scrivere: «Sono un semplice operaio che non capisce niente. Sono un povero ignorante figlio di un operaio e una casalinga, cresciuto in una casa di campagna tra l'orto e il pollaio. Questa famiglia così semplice, tuttavia, mi ha insegnato la cosa più importante: la consapevolezza della morte. Quando penso alla morte tutto assume un aspetto diverso. Così, approfitto dell'occasione per ricordarti che anche tu morirai, purtroppo. La tua carne marcirà, come la nostra, divorata dai vermi che se ne fregheranno del tuo conto in banca. In altre parole, puzzerai di morto come noi. Quindi, siccome sulla tua carcassa non cresceranno violette, un po' di umiltà non ti dovrebbe essere gravosa. Chissà com'è, mentre per quasi tutte le persone presenti sembravi un faro, la guida verso il nostro futuro, a me sei sembrato soltanto arrogante e superficiale».

Parole che sembrano quelle della poesia di Totò «'A livella», quando «il nobile marchese signore di Rovigo e di Belluno» seppellito al cimitero vicino a «Esposito Gennaro – netturbino» s'indigna perché un potente come lui non può sopportare di stare accanto al pezzente puzzolente: «'Nu rre, 'nu maggistrato, 'nu grand'ommo,/ trasenno stu canciello ha fatt'o punto,/ c'ha perzo tutto, 'a vita e pure 'o nomme:/ tu non t'hè fatto ancora chistu cuntu?». Parole che però, al padrone telegenico che ha tanto a cuore gli operai purché si presentino uno alla volta con il cappello in mano, non sono andate giù. Forse non apprezza l'arte, di sicuro ha «prontamente informato la Prefettura, la Questura e il Comando dei carabinieri».

Guerriero ha deciso di non rilasciare dichiarazioni, in attesa che venga vagliata la «procedura d'urgenza articolo 700» fatta dalla Cgil (provinciale di Ascoli e nazionale) per ottenere il reintegro. Poi, qualora la vicenda non dovesse risolversi rapidamente, i sindacati stanno preparando il ricorso unitariamente. Unitariamente si fa per dire: ci sono la Cgil, la Uil e persino la Ugl. Indovinate chi manca? Una cosa, però, Guerriero l'ha già detta a caldo e me la ripete mentre aggiusta il suo pollaio: «Ma quale minaccia, la morte non è una minaccia né un'ipotesi. E' una certezza». Della Valle, con la sua arroganza ha contribuito alla riuscita della manifestazione di oggi.

Nelle tre provincie del distretto calzaturiero dove l'uomo dal foulard nero e i braccialetti colorati ha i suoi stabilimenti (Fermo, Ascoli e Macerata, un quarto è a Firenze), i tanti pullman prenotati per Roma si sono rivelati insufficienti a contenere tutti i «lavoratori che non capiscono niente» come Guerriero. In questa Marca ex-pontificia non c'è una tradizione di conflitto, padroncini e operai sono vicini di casa. I primi spesso sono artigiani diventati imprenditori, i secondi sopravvivono con bassi salari alla crisi – che si scarica comunque sugli immigrati e le lavoranti a domicilio - grazie alla casa di proprietà e a un pezzo di terra. Non come i francesi, ma anche i marchigiani, ogni tanto, si incazzano.

Quando si incazzarono una quarantina di anni fa, scarpe in mano, fecero un '68. Questa volta la prendono un po' più bassa, per ora, e si traferiscono in massa a Roma. In difesa del contratto nazionale, proprio loro che non riescono a far sedere al tavolo il principale che invece gira nelle «sue» fabbriche spiegando che i sindacalisti non servono a difendere i diritti dei lavoratori ma solo a garantirsi «il loro stipendio». In difesa della loro dignità, partono per Roma, per non essere costretti a presentarsi uno alla volta al cospetto del padrone con il cappello in mano. (Loris Campetti)

LA RISPOSTA ALLA DOMANDA DI IERI (un tantino antiebraica, ma facendo la dovuta tara...)

http://www.youtube.com/watch?v=wQ_kwnC6w4c

Per conoscerla clicca sull'indirizzo sopra riportato, perchè non mi autorizzano a caricare direttamente il video!

venerdì 3 aprile 2009

LA RABBIA DI LONDRA OVVERO CHI CI GUADAGNA NELLA CRISI GLOBALE?

video

lunedì 30 marzo 2009

ACHTUNG- ACHTUNG

Quando la Chiesa è cristiana

Un testo dei vescovi tedeschi distribuito nel duomo di Muenster un paio di mesi fa.

I vescovi italiani farebbero bene ad informarsi di quanto sostiene il documento “Christliche Patientenverfugung” (Disposizioni sanitarie del paziente cristiano).

Si tratta di un testo firmato congiuntamente nel 1999 (e rivisto nel 2003) dalla Chiesa cattolica tedesca e da tutte quelle evangeliche, proposto ai cristiani tedeschi e contenente un testo con disposizioni sul fine vita (una specie di testamento biologico).

Pare che esso sia già stato sottoscritto da più di tre milioni di persone (si allega al presente comunicato, per opportuna conoscenza, il formulario proposto alla firma).

Vi si dicono, tra l’altro, cose chiarissime sul rispetto della volontà del malato, sulla differenza tra eutanasia attiva e eutanasia passiva e sull’accanimento terapeutico.

Cose del tutto diverse di quelle di cui straparlano gli organizzatori della campagna in atto nel nostro paese.

Testo:
"Nel caso in cui io non possa più manifestare ed esprimere le mie volontà dispongo: Non debbono essere intraprese nei miei confronti misure di prolungamento della vita se, secondo la migliore scienza e conoscenza medica, è attestato che ogni misura di prolungamento della vita è senza prevedibile miglioramento e che dilazionerebbe solo la mia morte.
Trattamenti e accompagnamenti medici, così come un'assistenza premurosa, debbono in questi casi essere indirizzati a ridurre i dolori, l'agitazione, la paura, l'affanno, anche quando non si possa escludere che il necessario trattamento antidolorifico possa abbreviare la vita. lo vorrei poter morire con dignità e pace, per quanto possibile vicino e in contatto con i miei parenti, le persone care e nell'ambiente che mi è familiare."


Gennaio 2009 Cardinal Karl Lehmann presidente della Conferenza episcopale tedesca, cattolico
Manfred Kock presidente del Consiglio delle Chiese Evangeliche in Germania, protestante

domenica 29 marzo 2009

LA CAMORRA DA NOI NON ESISTE

Il vecchio ritornello della negazione...


Caro estortore...
"...volevo avvertire il nostro ignoto estortore di risparmiare le telefonate dal tono minaccioso e le spese per l'acquisto di micce, bombe e proiettili, in quanto non siamo disponibili a dare contributi e ci siamo messi sotto la protezione della polizia.
Ho costruito questa fabbrica con le mie mani, lavoro da una vita e non intendo chiudere... Se paghiamo i 50 milioni, torneranno poi alla carica chiedendoci altri soldi, una retta mensile, saremo destinati a chiudere bottega in poco tempo.
Per questo abbiamo detto no al "Geometra Anzalone" e diremo no a tutti quelli come lui"

(Libero Grassi, dal Giornale di Sicilia del 10-1-1991)

CONTRO LA FED

Sono uno degli uomini più infelici.
Io ho consapevolmente rovinato il mio paese.
Una grande nazione industriale è ora controllata
dal suo sistema creditizio.
Non siamo più un governo della libera opinione, non più
il governo degli ideali e del voto della maggioranza,
ma il governo dell'opinione e della coercizione di
un piccolo gruppo di personaggi dominanti.
(Woodrow Wilson 1919)

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Libertario, fotografo, illuso, anticlericale e cinico. Non mi aspetto nulla dal prossimo, ma adoro farmi sorprendere. Sono un individualista convinto. Amo il pensiero di don Tonino Bello, Alex Zanotelli, Don Milani, Leonardo Boff,
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Dedicato a coloro che non amano le imposizioni

Piccola guida contro lo straripamento di Radio Maria, emittente ultraconservatrice e imbonitrice del popolo cattolico.

Qui troverete quello che scrivo a Padre Livio, direttore e deus ex machina della radio seconda solo alla RAI per ascolto e numero di ripetitori ( riesci a sintonizzarti su radiomaria ovunque tu sia!)