martedì 15 dicembre 2009

Perchè mi odiano? (Gramellini)

Non capisco perché mi odino, ha confessato a don Verzé in pieno trauma da giorno dopo, quando al dolore fisico si accompagna sempre la prostrazione morale. Berlusconi è l’opposto di Cyrano. Quello si disprezzava e, disprezzandosi, odiava essere amato. Silvio si adora, e adorandosi, desidera l’amore altrui, senza distinzioni. Non si rende conto che chi pretende l’amore attira con la stessa intensità anche l’odio. I veri politici non pretendono di essere amati e infatti la gente li apprezza. Li ignora o li disprezza: sentimenti medi, razionali, gestibili. Solo un terrorista può spingersi a odiare un politico, però inteso come simbolo. Non colpisce Moro perché è Moro, ma perché rappresenta lo Stato. Invece Berlusconi viene colpito proprio in quanto Berlusconi. Non un politico, ma un’icona, una rockstar. Uno che suscita sentimenti estremi: nei fan (l’inno della Dc tedesca non si intitola «meno male che Angela c’è») come nei detrattori. Lui parla alle viscere prima che ai cervelli: e le viscere sono incontrollabili, da esse può scaturire tutto il bene e tutto il male del mondo. Questo, ovviamente, non significa giustificare il gesto di uno squilibrato e la violenza verbale di chi lo esalta sul web. È solo il tentativo di dare una risposta alla domanda drammatica che Berlusconi ha posto a don Verzé. Sventurato il popolo che ha bisogno di eroi, scriveva Brecht. Ma sventurati anche gli eroi che hanno bisogno del popolo.

lunedì 14 dicembre 2009

Nicolò, ma va a cagare!!


Come un candidato sindaco, scrive un manuale di economia politica e continua a vivere a scrocco del proprio genitore!

domenica 13 dicembre 2009


giovedì 10 dicembre 2009

COSAMIDICIMAI!!!

Psicodramma millenaristico, ovvero dall'OMS al medico “della mutua” attraverso Topo Gigio.

La cosidetta pandemia influenzale H1N1 pone non pochi scrupoli al medico di famiglia sollecitato come “esperto della porta accanto” a fornir risposte dalle ansie e paure alimentate dall'Organizzazione Mondiale della Sanità a livello planetario e subdolamente veicolate in Italia attraverso l'odioso rosicchiante nazionale che termina uno spot pubblicitario colmo di “raccomandazioni” invitando comunque il cittadino a rivolgersi all'ultima ruota del cigolante convoglio sanitario.

Il povero potenziale influenzando pone allora domande legittime quanto scontate ma imbarazzanti del tipo: “mi deve preoccupare questa influenza?” ovvero “i miei figli devono essere vaccinati?” piuttosto che “sono incinta, cosa è giusto fare nell'interesse mio e del figlio che porto in grembo?” ma anche “ci si può fidare del vaccino?”.

Risulta evidente a chiunque che risposte definitive a questi quesiti siano impossibili a darsi da chi non sia virologo, farmacologo e nemmanco epidemiologo. Tutte specializzazioni che il povero cerusico non è tenuto ad avere.

Il medico di medicina generale sa un po' di tutto e di nulla; è la cerniera tra un Sistema che vende salute e l'utente finale che ne fa richiesta, fortunatamente svincolato dalla logica della dipendenza essendo il rapporto che lo lega al sistema stesso in regime di convenzione, non è quindi un im-piegato: nella pratica clinica è dichiaratamente schierato dalla parte del paziente sforzandosi comunque di mantenere un comportamento non fazioso nell'affrontare i problemi dei propri assistiti. In altre parole si considera non ideologico nel formulare giudizi e libero nel suo operare.

Forse in questa occasione il Sistema avrebbe preferito da parte dei medici di Medicina Generale un comportamento più prono alle suadenti direttive che piovevano dall'alto, cosa che non è stata dando intanto essi un pessimo esempio di aderenza ai dettami suggeriti non essendosi, in massima parte, vaccinati dal “misterioso” quanto “sconosciuto” virus.

In questa intricata vicenda vaccinica ho preferito navigare a vista, conscio comunque che chi ha gestito (e continua a gestire) l'enorme – anche economicamente – affare pandemia non ha saputo in alcun modo essere convincente verso nessuno, poco anche nei confronti di quei colleghi che per necessità istituzionale sono in qualche modo “obbligati” a recitare la parte dei propugnatori della necessità della prevenzione attraverso l'inoculazione del farmaco.

Ho mantenuto quindi un atteggiamento scettico “inoculando” ai miei pazienti invece che antigeni virali provocazioni volte a stimolare una difesa immunitaria nei confronti di idee precostituite, digerite da altri e rese apparentemente innocue da chi dice di amarci (“non c'è cura senza cuore” o qualcosa del genere) cercando quindi di far pensare le persone prima di cercare di convincerle a fare o non fare. Lasciando ognuno libero poi di agire di conseguenza.

Ho pertanto suggerito solo alcune domande che potevano essere aggiunte a quelle un po' banali e, diciamocelo, un tantino egoistiche che normalmente ci vengono poste in quella “terra di nessuno” che è l'ambulatorio di medicina generale, scoprendo che la sola formulazione di queste ridava forza al problema che visto sotto un aspetto provocatorio fornisce una aggressività altrettanto contaminante almeno quanto la paventata diffusibilità del ceppo A /H1N1.

Ad esempio perchè l'OMS ha cambiato la definizione di pandemia nel maggio 2009 facendo scomparire dalla definizione stessa accenni a morbosità e mortalità elevate, parlando solo “di ampia diffusione di un sottotipo di un virus novello (ma l'H1N1 non “gira” già dal 1918?) contro il quale ci sono pochi o zero anticorpi” ? Cosa distingue allora questa pandemia influenzale da una epidemia influenzale stagionale?
Rischiamo forse di trovarci in stato di pandemia perenne?

Perchè in questa campagna vaccinale non è stato sottolineato quello che anche il nostro Ministero della Salute afferma : “... dal momento che i vaccini antiifluenzali non controllano la diffusione della malattia, sono indicati solo nei soggetti ad alto rischio” ?
Perchè Silvio Garattini, direttore dell'Istituto Mario negri di Milano si è espresso così nei confronti del vaccino antiifluenzale: “L’acquisto di 48 milioni di vaccini sarà una spesa non indifferente per le già malandate casse dello Stato e addirittura probabilmente inutile. Se il virus A/H1N1 della nuova influenza non muterà, acquisendo dunque una maggiore virulenza rispetto allo stato attuale, la vaccinazione di massa annunciata dal governo italiano e da quelli di molti altri paesi non è necessaria. Esiste, certamente una grande pressione da parte delle industrie, che da tale corsa trarranno molte risorse economiche.” ?

Come mai nessun giornale ha messo in evidenza lo stretto rapporto tra l'attuale Ministro della Salute, Maurizio Sacconi e il direttore generale di Farmindustria, Enrica Giorgetti, al secolo marito e moglie? Forse è per ciò che in televisione appare sempre il viceministro Fazio a parlare di vaccino?

Il mondo si gestisce (comanda) meglio quando la gente è spaventata. Decisioni che altrimenti non sarebbero condivise vengono accettate quando l'opinione pubblica è sotto shock: forse ci hanno presentato un evento come potenzialmente catastrofico per poter decidere con più libertà e minor controllo di quanto non sarebbe avvenuto in una condizione di non emergenza? In Inghilterra le stime dei possibili decessi per il virus A/H1N1 lievitavano da 65.000 a 750.000 nell' agosto 2009.

Come è possibile che le migliori teste del mondo scientifico abbiano preso una simile cantonata?

venerdì 9 ottobre 2009

Irving Penn è morto, evviva Irving Penn




domenica 4 ottobre 2009

Allora il re del Bhutan aveva ragione!!

Economia. L'indice del benessere della popolazione
Sarkozy: nel Pil anche «l'indice della felicità»
E' fra le raccomandazioni del rapporto del premio Nobel Stiglitz
Fonte: © APCOM.it - Pubblicata il 14/09/2009


PARIGI - Nel prodotto interno lordo bisogna includere anche l'indice della felicità o per essere esatti, «l'indice del benessere della popolazione»: è una delle raccomandazioni del rapporto Stiglitz, compilato da un gruppo di studio guidato dal premio Nobel e consegnato oggi al presidente francese, Nicolas Sarkozy. E l'inquilino dell'Eliseo oggi ha annunciato che «la Francia si batterà perché tutte le istituzioni internazionali modifichino il loro sistema statistico seguendo le raccomandazioni» del premio Nobel per l'Economia Joseph Stiglitz.

«Ormai è avviata una riflessione collettiva e non si fermerà» ha detto Sarkozy parlando all'università La Sorbona e chiamando a «un altro avvenire, un altro modello, un altro mondo», perché «è la crisi che ci obbliga». «Nel mondo intero i cittadini pensano di essere ingannati, di essere confrontati a cifre false e peggio, a cifre manipolate».

Secondo il rapporto Stiglitz «è ora che il nostro sistema statistico metta l'accento più sulla misura del benessere della popolazione che sulla produzione economica». La commissione annovera 22 esperti capitanati dallo stesso ex capoeconomista della Banca Mondiale, era stata incaricata nel 2008 dall'Eliseo di condurre una riflessione sulla misura della crescita. Oggi, la crescita economica è misurata dal Prodotto interno lordo che riflette il livello di produzione di beni e servizi in un paese.

Gli esperti ricordano ad esempio che «I problemi di traffico possono contribuire a far crescere il Pil perché aumenta il consumo di benzina» ma non per questo ne risulta migliorata la qualità della vita; misurazioni come queste «possono condurre a una visione viziata delle tendenze economiche». Secondo il gruppo, «Il Pil non è sbagliato in sé ma è usato in maniera sbagliata soprattutto quando è usato come un indicatore del benessere economico».

Servono quindi altri indicatori collegati al Pil, che prendano in conto le attività non commerciali (opere di volontariato, la vori domestici); le condizioni di vita materiale «reddito per categoria sociale); la sanità o l'insicurezza, con una maggiore attenzione alle ineguaglianze sociali, generazionali, sessuali e culturali. La Commissione chiede anche degli indicatori che prendano in conto le questioni ambientali e la crescita delle concentrazioni di gas a effetto serra.
Più difficile tecnicamente, secondo la stessa commissione, misurare la «sostenibilità». Ma il suggerimento è quello di calcolare gli stock di capitale fisico e umano e delle risorse naturali e di valutare quando tali risorse vengano depauperate.

Lo scopo finale della revisione del calcolo del Pil, è comunque metaeconomico. Sarkozy sostiene che il mondo sia oramai intrappolato in una «religione delle cifre» e che ci sia, anche in ragione della crisi economica, una redefinizione delle priorità. Sullo sfondo, anche se mai menzionato dal capo dell'Eliseo, il modello economico anglosassone, da molti considerato una delle cause della crisi economica internazionale. Un'eccessiva enfasi sul Pil ha aiutato infatti - è la tesi sottostante - a propagare una visione di mercati deregolamentati come motore di una crescita economica più veloce. «E' stata una parte essenziale della visione dell'economia e della società, un sistema ideologico che si è diffuso nel mondo così che metterlo in discussione è sembrata un'impresa troppo enorme e nessuno fino a oggi ha tentato di farlo».

martedì 15 settembre 2009

Pelo e contropelo (Gramellini sei grande!)

Obama mi piace quando va in Africa e dice agli africani: io sto con voi, però smettetela di lamentarvi, perché la corruzione che vi rende poveri è roba vostra, non arriva da fuori. Mi piace quando parla agli studenti e non li adula con promesse da omino di burro, ma spiega loro che per avere successo nella vita dovranno applicarsi e studiare. Sembrano banalità, ma evidentemente solo l’uomo-simbolo del perbenismo contemporaneo può permettersi di dirle senza passare per reazionario. Qualsiasi altro politico, e in Italia ne abbiamo una collezione, non ha il coraggio di fare il contropelo al suo uditorio. Glielo liscia, quel pelo, finché non diventa abbastanza lucido da garantirgli una crescita nei sondaggi. Mai sentito un onorevole affermare davanti a una platea siciliana che la mafia è siciliana. Macché: la mafia sta a Roma, a New York, a Bogotà, ovunque, ma non lì: è un prodotto di importazione. Qualcuno lo ha addirittura teorizzato: bisogna essere concavi con chi è convesso e convessi con chi è concavo. E i nostri tribuni sono proprio così: operaisti con gli operai e padronali con i padroni, vegetariani fra le pannocchie e carnivori fra i leoni. La loro psicologia non si ispira al manuale del leader, ma a quello del venditore. Gli elettori non sono persone da responsabilizzare, ma clienti da intontire. Dicendo loro che la colpa di quanto li angustia è sempre altrove. D’altronde i clienti questo reclamano: un capro espiatorio contro cui sfogare la propria impotenza, pronti poi a chinare il capo dinanzi a chi glielo ha offerto, considerandolo il minore dei mali.

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Libertario, fotografo, illuso, anticlericale e cinico. Non mi aspetto nulla dal prossimo, ma adoro farmi sorprendere. Sono un individualista convinto. Amo il pensiero di don Tonino Bello, Alex Zanotelli, Don Milani, Leonardo Boff,
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