
venerdì 9 ottobre 2009
domenica 4 ottobre 2009
Allora il re del Bhutan aveva ragione!!
Economia. L'indice del benessere della popolazione
Sarkozy: nel Pil anche «l'indice della felicità»
E' fra le raccomandazioni del rapporto del premio Nobel Stiglitz
Fonte: © APCOM.it - Pubblicata il 14/09/2009
PARIGI - Nel prodotto interno lordo bisogna includere anche l'indice della felicità o per essere esatti, «l'indice del benessere della popolazione»: è una delle raccomandazioni del rapporto Stiglitz, compilato da un gruppo di studio guidato dal premio Nobel e consegnato oggi al presidente francese, Nicolas Sarkozy. E l'inquilino dell'Eliseo oggi ha annunciato che «la Francia si batterà perché tutte le istituzioni internazionali modifichino il loro sistema statistico seguendo le raccomandazioni» del premio Nobel per l'Economia Joseph Stiglitz.
«Ormai è avviata una riflessione collettiva e non si fermerà» ha detto Sarkozy parlando all'università La Sorbona e chiamando a «un altro avvenire, un altro modello, un altro mondo», perché «è la crisi che ci obbliga». «Nel mondo intero i cittadini pensano di essere ingannati, di essere confrontati a cifre false e peggio, a cifre manipolate».
Secondo il rapporto Stiglitz «è ora che il nostro sistema statistico metta l'accento più sulla misura del benessere della popolazione che sulla produzione economica». La commissione annovera 22 esperti capitanati dallo stesso ex capoeconomista della Banca Mondiale, era stata incaricata nel 2008 dall'Eliseo di condurre una riflessione sulla misura della crescita. Oggi, la crescita economica è misurata dal Prodotto interno lordo che riflette il livello di produzione di beni e servizi in un paese.
Gli esperti ricordano ad esempio che «I problemi di traffico possono contribuire a far crescere il Pil perché aumenta il consumo di benzina» ma non per questo ne risulta migliorata la qualità della vita; misurazioni come queste «possono condurre a una visione viziata delle tendenze economiche». Secondo il gruppo, «Il Pil non è sbagliato in sé ma è usato in maniera sbagliata soprattutto quando è usato come un indicatore del benessere economico».
Servono quindi altri indicatori collegati al Pil, che prendano in conto le attività non commerciali (opere di volontariato, la vori domestici); le condizioni di vita materiale «reddito per categoria sociale); la sanità o l'insicurezza, con una maggiore attenzione alle ineguaglianze sociali, generazionali, sessuali e culturali. La Commissione chiede anche degli indicatori che prendano in conto le questioni ambientali e la crescita delle concentrazioni di gas a effetto serra.
Più difficile tecnicamente, secondo la stessa commissione, misurare la «sostenibilità». Ma il suggerimento è quello di calcolare gli stock di capitale fisico e umano e delle risorse naturali e di valutare quando tali risorse vengano depauperate.
Lo scopo finale della revisione del calcolo del Pil, è comunque metaeconomico. Sarkozy sostiene che il mondo sia oramai intrappolato in una «religione delle cifre» e che ci sia, anche in ragione della crisi economica, una redefinizione delle priorità. Sullo sfondo, anche se mai menzionato dal capo dell'Eliseo, il modello economico anglosassone, da molti considerato una delle cause della crisi economica internazionale. Un'eccessiva enfasi sul Pil ha aiutato infatti - è la tesi sottostante - a propagare una visione di mercati deregolamentati come motore di una crescita economica più veloce. «E' stata una parte essenziale della visione dell'economia e della società, un sistema ideologico che si è diffuso nel mondo così che metterlo in discussione è sembrata un'impresa troppo enorme e nessuno fino a oggi ha tentato di farlo».
Sarkozy: nel Pil anche «l'indice della felicità»
E' fra le raccomandazioni del rapporto del premio Nobel Stiglitz
Fonte: © APCOM.it - Pubblicata il 14/09/2009
PARIGI - Nel prodotto interno lordo bisogna includere anche l'indice della felicità o per essere esatti, «l'indice del benessere della popolazione»: è una delle raccomandazioni del rapporto Stiglitz, compilato da un gruppo di studio guidato dal premio Nobel e consegnato oggi al presidente francese, Nicolas Sarkozy. E l'inquilino dell'Eliseo oggi ha annunciato che «la Francia si batterà perché tutte le istituzioni internazionali modifichino il loro sistema statistico seguendo le raccomandazioni» del premio Nobel per l'Economia Joseph Stiglitz.
«Ormai è avviata una riflessione collettiva e non si fermerà» ha detto Sarkozy parlando all'università La Sorbona e chiamando a «un altro avvenire, un altro modello, un altro mondo», perché «è la crisi che ci obbliga». «Nel mondo intero i cittadini pensano di essere ingannati, di essere confrontati a cifre false e peggio, a cifre manipolate».
Secondo il rapporto Stiglitz «è ora che il nostro sistema statistico metta l'accento più sulla misura del benessere della popolazione che sulla produzione economica». La commissione annovera 22 esperti capitanati dallo stesso ex capoeconomista della Banca Mondiale, era stata incaricata nel 2008 dall'Eliseo di condurre una riflessione sulla misura della crescita. Oggi, la crescita economica è misurata dal Prodotto interno lordo che riflette il livello di produzione di beni e servizi in un paese.
Gli esperti ricordano ad esempio che «I problemi di traffico possono contribuire a far crescere il Pil perché aumenta il consumo di benzina» ma non per questo ne risulta migliorata la qualità della vita; misurazioni come queste «possono condurre a una visione viziata delle tendenze economiche». Secondo il gruppo, «Il Pil non è sbagliato in sé ma è usato in maniera sbagliata soprattutto quando è usato come un indicatore del benessere economico».
Servono quindi altri indicatori collegati al Pil, che prendano in conto le attività non commerciali (opere di volontariato, la vori domestici); le condizioni di vita materiale «reddito per categoria sociale); la sanità o l'insicurezza, con una maggiore attenzione alle ineguaglianze sociali, generazionali, sessuali e culturali. La Commissione chiede anche degli indicatori che prendano in conto le questioni ambientali e la crescita delle concentrazioni di gas a effetto serra.
Più difficile tecnicamente, secondo la stessa commissione, misurare la «sostenibilità». Ma il suggerimento è quello di calcolare gli stock di capitale fisico e umano e delle risorse naturali e di valutare quando tali risorse vengano depauperate.
Lo scopo finale della revisione del calcolo del Pil, è comunque metaeconomico. Sarkozy sostiene che il mondo sia oramai intrappolato in una «religione delle cifre» e che ci sia, anche in ragione della crisi economica, una redefinizione delle priorità. Sullo sfondo, anche se mai menzionato dal capo dell'Eliseo, il modello economico anglosassone, da molti considerato una delle cause della crisi economica internazionale. Un'eccessiva enfasi sul Pil ha aiutato infatti - è la tesi sottostante - a propagare una visione di mercati deregolamentati come motore di una crescita economica più veloce. «E' stata una parte essenziale della visione dell'economia e della società, un sistema ideologico che si è diffuso nel mondo così che metterlo in discussione è sembrata un'impresa troppo enorme e nessuno fino a oggi ha tentato di farlo».
martedì 15 settembre 2009
Pelo e contropelo (Gramellini sei grande!)
Obama mi piace quando va in Africa e dice agli africani: io sto con voi, però smettetela di lamentarvi, perché la corruzione che vi rende poveri è roba vostra, non arriva da fuori. Mi piace quando parla agli studenti e non li adula con promesse da omino di burro, ma spiega loro che per avere successo nella vita dovranno applicarsi e studiare. Sembrano banalità, ma evidentemente solo l’uomo-simbolo del perbenismo contemporaneo può permettersi di dirle senza passare per reazionario. Qualsiasi altro politico, e in Italia ne abbiamo una collezione, non ha il coraggio di fare il contropelo al suo uditorio. Glielo liscia, quel pelo, finché non diventa abbastanza lucido da garantirgli una crescita nei sondaggi. Mai sentito un onorevole affermare davanti a una platea siciliana che la mafia è siciliana. Macché: la mafia sta a Roma, a New York, a Bogotà, ovunque, ma non lì: è un prodotto di importazione. Qualcuno lo ha addirittura teorizzato: bisogna essere concavi con chi è convesso e convessi con chi è concavo. E i nostri tribuni sono proprio così: operaisti con gli operai e padronali con i padroni, vegetariani fra le pannocchie e carnivori fra i leoni. La loro psicologia non si ispira al manuale del leader, ma a quello del venditore. Gli elettori non sono persone da responsabilizzare, ma clienti da intontire. Dicendo loro che la colpa di quanto li angustia è sempre altrove. D’altronde i clienti questo reclamano: un capro espiatorio contro cui sfogare la propria impotenza, pronti poi a chinare il capo dinanzi a chi glielo ha offerto, considerandolo il minore dei mali.
lunedì 25 maggio 2009
domenica 24 maggio 2009
ECCOLI DI NUOVO!

Un rapporto di 2575 pagine. «Intervenga il Pontefice» (DA "IL CORRIERE DELLA SERA")
Abusi sui minori irlandesi: l’inchiesta del governo accusa gli istituti cattolici
«Migliaia di casi». Il cardinale Brady: provo vergogna
LONDRA — Thomas Wall è oggi un signore di sessant’anni e porta dentro di sé l’incubo di quelle giornate trascorse nella scuola-riformatorio gestita dalla congregazione dei «Fratrum Christianorum», i Brother Christians di Glin, la città irlandese sul fiume Shannon.
Lì dentro la vita quotidiana era segnata dagli orrori. «Ero un bambino e ogni giorno un presule abusava di me. N o , non c’era modo di evitarlo, era così per tutti, ventiquattro ore su ventiquattro, la tua intimità veniva violata». E i piccoli dovevano piegarsi alle perversioni degli uomini di Chiesa o dei compagni più grandi che avevano la «supervisione» notturna sulle camerate.
Accadeva pure negli altri istituti della contea di Limerick, sempre sotto l’insegna dei «Fratrum Christianorum» il cui motto è «Facere e docere», fare e insegnare.
Ma ciò che facevano e insegnavano era qualcosa di orribile, di disgustoso. Come anche in altri collegi dell’Irlanda: ad esempio governati dalle «Sorelle della Pietà» le quali scambiavano le opere di bene per un diritto assoluto di appropriazione dei minori che imprigionavano.
Sadie O’Meara era un’adolescente: «Mi rinchiudevano a chiave la sera, il cibo era fetente, alle finestre c’erano le sbarre, mi maltrattavano, non mi dissero neppure che mia madre era morta». Era questa la regola: scuole lager, orfanotrofi lager.
Un rapporto choc di 2575 pagine e si alza il sipario su un teatro raccapricciante nel quale «stupri, molestie e abusi erano endemici». È durata nove anni l’inchiesta della commissione presieduta dal giudice dell’alta corte, Sean Ryan, e alla fine i risultati rivelano che le «industrial schools» irlandesi per 35 mila bambini e ragazzi abbandonati o in difficoltà, devianti o senza più i genitori, un network di 250 istituti organizzati dagli ordini religiosi cattolici per oltre mezzo secolo, fino alla chiusura decisa negli Anni Novanta, sono stati il palcoscenico segreto di crudeltà «che avevano lo scopo di provocare dolore e umiliazione».
Centinaia di testimonianze descrivono il clima di schiavitù e di terrore. In una scuola della contea di Galway, remota, fondata nel 1885, per decenni tre presuli si sono accaniti contro i giovani. In un’altra la «San Giuseppe » per i sordi, a Cabra, i superiori hanno coperto, persino davanti agli ispettori, le scorribande punitive sugli ospiti. Sei riformatori hanno accolto mister John Brander, un educatore. Solamente di facciata. Era un «serial sexual and physical abuser», un maniaco violento. Fino a che ha concluso la «carriera » in prigione. E al riformatorio di San Patrizio tenevano addirittura un registro con il diario delle punizioni corporali inflitte dallo «staff religioso». Nella istituzione controllata dalle «Sorelle della Pietà», nella contea di Waterford, i ragazzi e le ragazze erano malnutriti, in compenso riempiti di alcol.
Uno scandalo che sconquassa la Chiesa cattolica nel Regno Unito. Quasi tutti i responsabili degli abusi e delle violenze sono garantiti da «immunità penale » perché nel 2004 la magistratura, su appello delle Congregazioni, assicurò l’anonimato degli aguzzini. Ora i vertici ecclesiali invocano il perdono, promettono il repulisti.
Il Primate della Chiesa irlandese, Sean Brady, è esplicito: «Provo vergogna».
Il comitato che tutela le vittime delle violenze scoperte dalla commisione si ribella. «Tocca al Papa convocare un concistoro speciale per investigare le attività della Chiesa cattolica in Irlanda».
Fabio Cavalera
Abusi sui minori irlandesi: l’inchiesta del governo accusa gli istituti cattolici
«Migliaia di casi». Il cardinale Brady: provo vergogna
LONDRA — Thomas Wall è oggi un signore di sessant’anni e porta dentro di sé l’incubo di quelle giornate trascorse nella scuola-riformatorio gestita dalla congregazione dei «Fratrum Christianorum», i Brother Christians di Glin, la città irlandese sul fiume Shannon.
Lì dentro la vita quotidiana era segnata dagli orrori. «Ero un bambino e ogni giorno un presule abusava di me. N o , non c’era modo di evitarlo, era così per tutti, ventiquattro ore su ventiquattro, la tua intimità veniva violata». E i piccoli dovevano piegarsi alle perversioni degli uomini di Chiesa o dei compagni più grandi che avevano la «supervisione» notturna sulle camerate.
Accadeva pure negli altri istituti della contea di Limerick, sempre sotto l’insegna dei «Fratrum Christianorum» il cui motto è «Facere e docere», fare e insegnare.
Ma ciò che facevano e insegnavano era qualcosa di orribile, di disgustoso. Come anche in altri collegi dell’Irlanda: ad esempio governati dalle «Sorelle della Pietà» le quali scambiavano le opere di bene per un diritto assoluto di appropriazione dei minori che imprigionavano.
Sadie O’Meara era un’adolescente: «Mi rinchiudevano a chiave la sera, il cibo era fetente, alle finestre c’erano le sbarre, mi maltrattavano, non mi dissero neppure che mia madre era morta». Era questa la regola: scuole lager, orfanotrofi lager.
Un rapporto choc di 2575 pagine e si alza il sipario su un teatro raccapricciante nel quale «stupri, molestie e abusi erano endemici». È durata nove anni l’inchiesta della commissione presieduta dal giudice dell’alta corte, Sean Ryan, e alla fine i risultati rivelano che le «industrial schools» irlandesi per 35 mila bambini e ragazzi abbandonati o in difficoltà, devianti o senza più i genitori, un network di 250 istituti organizzati dagli ordini religiosi cattolici per oltre mezzo secolo, fino alla chiusura decisa negli Anni Novanta, sono stati il palcoscenico segreto di crudeltà «che avevano lo scopo di provocare dolore e umiliazione».
Centinaia di testimonianze descrivono il clima di schiavitù e di terrore. In una scuola della contea di Galway, remota, fondata nel 1885, per decenni tre presuli si sono accaniti contro i giovani. In un’altra la «San Giuseppe » per i sordi, a Cabra, i superiori hanno coperto, persino davanti agli ispettori, le scorribande punitive sugli ospiti. Sei riformatori hanno accolto mister John Brander, un educatore. Solamente di facciata. Era un «serial sexual and physical abuser», un maniaco violento. Fino a che ha concluso la «carriera » in prigione. E al riformatorio di San Patrizio tenevano addirittura un registro con il diario delle punizioni corporali inflitte dallo «staff religioso». Nella istituzione controllata dalle «Sorelle della Pietà», nella contea di Waterford, i ragazzi e le ragazze erano malnutriti, in compenso riempiti di alcol.
Uno scandalo che sconquassa la Chiesa cattolica nel Regno Unito. Quasi tutti i responsabili degli abusi e delle violenze sono garantiti da «immunità penale » perché nel 2004 la magistratura, su appello delle Congregazioni, assicurò l’anonimato degli aguzzini. Ora i vertici ecclesiali invocano il perdono, promettono il repulisti.
Il Primate della Chiesa irlandese, Sean Brady, è esplicito: «Provo vergogna».
Il comitato che tutela le vittime delle violenze scoperte dalla commisione si ribella. «Tocca al Papa convocare un concistoro speciale per investigare le attività della Chiesa cattolica in Irlanda».
Fabio Cavalera
martedì 12 maggio 2009
lunedì 27 aprile 2009
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- Libertario, fotografo, illuso, anticlericale e cinico. Non mi aspetto nulla dal prossimo, ma adoro farmi sorprendere. Sono un individualista convinto. Amo il pensiero di don Tonino Bello, Alex Zanotelli, Don Milani, Leonardo Boff,
Dedicato a coloro che non amano le imposizioni
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Qui troverete quello che scrivo a Padre Livio, direttore e deus ex machina della radio seconda solo alla RAI per ascolto e numero di ripetitori ( riesci a sintonizzarti su radiomaria ovunque tu sia!)
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